Un’intervista con Antonio Tentori

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Per il mio l’ultimo blog (Cosi Perversa) ero fortunato a intervista il meravigoloso Antonio Tentori. Questa intervista sono stato difficile per me perchè abbiamo fatto in italiano, quindi la mia lingua forse brutto ma spero divertiti comunque.

CE: Come hai fatto a entrare nel mondo del cinema e hai sempre saputo che volevi scrivere storie?

AT: Scrivere è sempre stata la mia più grande passione e da quando ero ragazzo ho desiderato fortemente scrivere per il cinema. Ho iniziato a lavorare nel cinema come generico in alcuni film (per esempio Yado di Richard Fleischer, che è stato girato in Italia) e in seguito sono stato assistente alla regia di Antonio Bido (Barcamenandoci), Tonino Valerii (Sicilian Connection) e Lucio Fulci (Demonia). Questo percorso mi è stato necessario per poter arrivare alla scrittura cinematografica.

CE: Quando hai capito che avevi fatto come sceneggiatore e ti senti che coloro che lavorano con orrore ottenere il credito che meritano?

AT: La consapevolezza di essere sceneggiatore è venuta in un secondo momento. All’inizio ero soltanto felice di aver contribuito alla realizzazione di alcuni film con registi che amavo, come Fulci e Aristide Massaccesi. Le soddisfazioni sono arrivate nel tempo, non subito. Ma ritengo che le prove e le sfide che superiamo siano stimoli per andare avanti e fare sempre meglio.

CE: Hai lavorato con Lucio Fulci e lui ti ha dato un’introduzione al settore con ‘Demonia’ e un inizio con il meta-film ‘Un gatto nel cervello’. Come avete trovato questo battesimo del fuoco nel settore?

AT: Lucio Fulci è stato il mio maestro, non avrei fatto niente senza il suo aiuto. Esordire con lui mi ha insegnato tanto e ancora adesso conservo i suoi preziosi consigli e seguo le sue indicazioni. Ho vissuto il mio “battesimo del fuoco”, come giustamente lo chiami tu, in uno stato di perenne entusiasmo, quasi di esaltazione. E’ stato un momento indimenticabile, magico.

CE: Qual è stata la principale lezione che hai imparato a lavorare con Lucio Fulci?

AT: Conoscere e lavorare con Lucio Fulci, ripeto, è stato fondamentale. Mi ha insegnato che il cinema è tecnica, lavoro, professionalità. Elementi essenziali per uno sceneggiatore, insieme alla visionarietà e a quel tocco surreale che ha sempre contraddistinto il cinema di Fulci e a cui sono legato.

CE: Quando ti scrivi un racconto che cosa è il solito processo per la scrittura?

AT: Quando scrivo un racconto seguo l’idea principale, da cui si svolge poi l’intera narrazione. È un tipo di scrittura non lontana dalla sceneggiatura, nel senso che parto da un inizio e proseguo con le varie diramazioni del racconto. È evidente che ogni racconto è a se stante e quindi ogni volta è diverso il modo in cui comincio a scrivere. Per alcuni racconti è necessario una ricerca e una documentazione riguardo luoghi, ambientazioni o argomenti scelti. In ogni caso mi faccio trasportare dalla fantasia.

CE: Italiano è tua lingua madre, ma la maggior parte dei film sono in inglese, si fa a scrivere le bozze script in italiano o in inglese? E quanto si perde nella traduzione?

AT: Scrivo in italiano. Qualcosa nella traduzione inevitabilmente si perde, ma non l’essenza della storia che si vuole raccontare. Un buon traduttore deve saper restituire in inglese quello che esiste nel testo originale.

CE: Per uno sceneggiatore, cosa vorresti dire è stata la sfida più grande nel garantire che la vostra visione si imbatte o avete semplicemente affidati al regista di fare il meglio per il tuo lavoro?

AT: Il primo compito che mi prefiggo quando scrivo è che le mie idee abbiano una loro coerenza narrativa e che anche la storia più delirante possa avere una propria logica interna. È chiaro che poi sta al regista visualizzare il mio lavoro e farlo al meglio, secondo il proprio stile e la propria sensibilità.

CE: Una notevole quantità di tempo trascorso tra ‘Frankenstein 2000 -Ritorno dalla morte’ e tuo ritorno per l’industria con il fantastico film di Sergio Stivaletti ‘ I tre volti di orrore ‘(I tre volti del terrore’). Che cosa ha spinto questa pausa?

AT: È vero, tra questi due film sono passati una decina di anni. Ma sono anni in cui ho sempre lavorato come sceneggiatore, anche se diversi progetti non si sono concretizzati. Nello stesso tempo ho scritto e pubblicato libri di cinema, collaborato a riviste, scritto fumetti horror. Bisogna poi aggiungere che all’inizio degli anni novanta c’è stata la crisi del cinema italiano di genere e il lavoro è sceso per tutti.

CE: Hai scritto Dracula 3D con Dario Argento, Enrique Cerezo e Stefano Piani. Come si è arrivati a tanto e come si fa a trovare la scrittura con un gruppo?

AT: Ho scritto Dracula con Argento e Stefano Piani, Cerezo è nei titoli solo per ragioni di coproduzione. Il film nasce dall’incontro tra Dario e Gianni Paolucci, il produttore di tanti film di Bruno Mattei, con cui avevo già lavorato. A noi si è poi aggiunto Stefano Piani. In precedenza avevo lavorato sia da solo che con altri sceneggiatori e in questa occasione mi sono trovato molto bene a scrivere con Stefano e, naturalmente, con Argento.

CE: In questo processo di scrittura di gruppo si è dovuto compromettere o c’è una sensazione di sinergia un terreno comune tra tutti voi?

AT: Non ci sono stati veri compromessi, ma soltanto la scelta di eliminare alcune situazioni narrative presenti nel romanzo di Bram Stoker (tutta la parte londinese per esempio) e concentrarci sul territorio e sul paese dominato da Dracula. C’è stata fin dall’inizio un’intesa immediata tra noi e la comune volontà di creare qualcosa che ci differenziasse da tutti gli altri film di Dracula.

CE: Dracula può cambiare in animali ma perché una mantide religiosa?

AT: L’idea di Dracula in grado di trasformarsi nei più diversi animali nel corso del film è stata potenziata al massimo da Dario. Dopo aver mutato forma più volte, l’apoteosi delle sue trasformazioni è questa mantide gigantesca che appare in maniera imprevedibile nel finale. E’ irreale e delirante, ma personalmente trovo che sia una scelta indovinata, per quanto straniante.

CE: Hai lavorato a fianco della vecchia guardia (Argento, D’Amato, Fulci e Mattei) e ora la nuova generazione di registi italiani (Pastore, Cristopharo). Quali sono stati i maggiori cambiamenti nel settore da quando hai iniziato nel 1990?

AT: Sono fiero di aver lavorato con maestri del cinema fantastico e horror e adesso sono contento di collaborare con giovani autori. In questi ultimi anni ho incontrato diversi registi che sono cresciuti con gli stessi film che ho amato io. Oltre a Pastore e Cristopharo, anche Edo Tagliavini (Bloodline), Lorenzo Lepori e Bruno Di Marcello. I più grandi cambiamenti sono stati a livello produttivo: rispetto al periodo in cui ho iniziato io, ovvero la fine degli anni ottanta, mancano produttori che investano nel cinema di genere. Di conseguenza si producono ovviamente meno film. E’ nata, però, una notevole produzione indie, da cui a volte nascono autori notevoli e film interessanti.

CE: Quale film per tutta la carriera si è sentito più soddisfatti?

AT: E’ difficile rispondere a questa domanda perchè ogni film a cui ho collaborato, anche quelli minori, ha rappresentato per me un momento importante nel mio percorso di sceneggiatore. Posso dire che sono molto legato ad alcuni film, così come ai registi che li hanno diretti. Ne cito soltanto due: Un gatto nel cervello, che ancora oggi dopo tanti anni continua ad essere visto e apprezzato dai fan di tutto il mondo, e Dracula, grazie al quale ho avuto la fortuna di essere invitato al festival di Cannes.

CE: Hai scritto molti libri, sia fiction e non-fiction. Pensi che la scrittura narrativa ti dà più libertà di uno script?

AT: Parallelamente alla sceneggiatura, la saggistica è una componente importante del mio lavoro. Ho cominciato nello stesso periodo, perché il mio primo film ha coinciso con il mio primo libro. Per quanto riguarda i libri sul cinema, questa forma di scrittura è certamente molto diversa dalla sceneggiatura. La libertà totale è però quella della narrativa.

CE: Ho letto e apprezzato le versioni in lingua inglese di film italiani Giallo (con Antonio Bruschini) e film horror italiani (con Luigi Cozzi). Che cosa ti hai fatto decidere di scrivere queste guide?Ci sono piani di tradurre tutti i più libri in futuro?

AT: Italian Giallo Movies è l’aggiornamento due libri sul cinema thriller italiano scritti con il mio amico Antonio Bruschini, ovvero Profonde tenebre e Sotto gli occhi dell’assassino. La stessa cosa si può dire per Italian Horror Movies, aggiornamento di alcuni volumi sull’horror italiano scritti con Cozzi.Potrebbero uscire altre versioni inglesi dei libri che pubblico con Profondo rosso, la casa editrice del mio amico Luigi Cozzi.

CE: Il tuo primo credito attore è tornato nel 2010 in di Luigi Pastore ‘Come una crisalide’, che si anche aiutato co-scrittura. Come è nata la decisione di venire su per voi per recitare in essa, o era sempre presente l’intenzione?

AT: Precedentemente sono apparso in film scritti da me (Demonia, Un gatto nel cervello, I tre volti del terrore), oppure di registi amici come Brass (Fermoposta Tinto Brass, Trasgredire, Senso 45, Monamour) e Argento (Il cartaio, La terza madre). Come una crisalide – ‘Symphony in Blood Red’ è il primo film in cui sono veramente attore. Inizialmente non dovevo interpretare io il serial killer, ma Luigi Pastore era rimasto colpito dalla mia apparizione in I tre volti del terrore, dove impersonavo un torturatore vestito di nero, e mi ha proposto il ruolo. Ho accettato anche per ragioni di budget e perché sarebbe stato più complicato spiegare questo ruolo a un attore “vero”!

CE: È tornato davanti allo schermo con un ruolo nel film di Pastore 2015 riavvio del Violent Shit’. Possiamo aspettarci di vedere di nuovo in qualunque momento presto?

AT: Dopo ‘Symphony in Blood Red’ sono apparso anche in Ubaldo Terzani Horror Show di Gabriele Albanesi e Paura dei Manetti Bros. Prossimamente mi vedrete in Catacomba di Lorenzo Lepori (nell’episodio Evil Tree) e nel nuovo film di Luigi Cozzi Blood on Melies Moon.

CE: Quest’anno tu sei coinvolti in un paio di film, tra cui ‘Virus:Extreme Contamination’. Cosa mi puoi dire dei tuoi prossimi progetti?

AT: Con Domiziano Cristopharo abbiamo altri progetti in lavorazione ma è troppo presto per parlarne, così come per quanto riguarda i progetti con altri registi. Per ora posso dire che uscirà il film a episodi Catacomba di Lorenzo Lepori e tra breve dovrebbero iniziare le riprese di House of Murderers di Bruno Di Marcello.

CE: Grazie mille a Antonio per il tuo tempo e tanti auguri.

Mi scusa a tutti per mio scrivendo brutto in italiano. Trovi piu vertere intorno Antonio Tentori sul website o su Facebook.

 

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